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incesto

Mamma si prende cura di me


di backfill
28.01.2026    |    12.236    |    14 9.6
"Un gemito le sfuggì dalle labbra, i suoi muscoli anali che si contraevano violentemente attorno alla sua carne..."
Marta chiuse la portiera dell'auto, il suono ovattato si perse nell'aria calda del pomeriggio. L'orologio sul cruscotto segnava le tre e mezza, un'ora insolitamente precoce per il suo rientro. Un appuntamento annullato all'ultimo minuto le aveva regalato un inaspettato pomeriggio libero, un lusso raro nella sua vita frenetica. Il vialetto di ghiaia scricchiolò sotto i suoi passi mentre si dirigeva verso l'ingresso. La grande casa, un tempo piena dei rumori di una famiglia completa, ora risuonava solo delle occasionali risate di Luigi o della musica che a volte pompava dalla sua stanza.
Sbloccò la porta, il fresco dell'aria condizionata la accolse. Un silenzio innaturale avvolgeva l'ambiente, rotto solo da un debole, ritmico suono proveniente dal piano superiore. Marta aggrottò la fronte. Non era musica. Era qualcosa di più... viscerale. Un gemito soffocato, seguito da un leggero tonfo, poi un respiro affannoso. La curiosità la spinse avanti, i suoi passi leggeri sul parquet. I suoni si fecero più chiari, più espliciti man mano che si avvicinava alla camera di Luigi. Un gemito acuto, quasi un urlo di piacere, le fece fermare il cuore in gola.
La porta della camera del figlio era socchiusa, uno spiraglio di luce e rumore che filtrava nell'ombra del corridoio. Marta si avvicinò lentamente, il battito del suo cuore che accelerava nel petto. Il respiro le si bloccò in gola quando sbirciò all'interno. La scena che si presentava ai suoi occhi era cruda, inequivocabile.
Sul letto disfatto, una ragazza dai lunghi capelli castani era inginocchiata, la schiena inarcata, la testa affondata tra le gambe di Luigi. Era completamente nuda, la pelle chiara che brillava contro le lenzuola scure. La sua bocca lavorava con una dedizione quasi frenetica, i suoi movimenti ritmici e decisi. Luigi era sdraiato, anche lui senza un filo di vestiti, le gambe leggermente divaricate. Il suo corpo era una scultura di muscoli, frutto di anni di palestra, alto un metro e ottanta di pura potenza. Ma ciò che catturò l'attenzione di Marta, ciò che le fece mancare il fiato e le bloccò ogni altro pensiero, fu il sesso del figlio. Un'erezione poderosa, spessa, lunga, di un rosso violaceo, pulsava ritmicamente, scomparendo quasi interamente nella gola della ragazza. La testa del pene, un fungo gonfio e lucido, era visibile solo per brevi istanti prima di essere inghiottita di nuovo. La ragazza ansimava, piccoli suoni gutturali che accompagnavano ogni spinta.
Marta sentì un calore inatteso diffondersi nel suo basso ventre. Era shockata, certo, ma una parte di lei, quella più primordiale e nascosta, era irrimediabilmente attratta. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Era come se un magnete invisibile la tenesse ancorata lì, a spiare, a osservare ogni dettaglio di quella scena intima. Il corpo di suo figlio, che aveva visto da bambino, ora era la manifestazione di una virilità prorompente, innegabile.
Luigi emise un gemito profondo, la schiena si inarcò leggermente. La ragazza intensificò il ritmo, le sue guance si gonfiavano e si sgonfiavano, i suoi occhi chiusi in un'espressione di concentrazione e desiderio. Poi, un'ultima spinta più forte, un sospiro roco di Luigi, e un fiotto di sperma denso e biancastro schizzò dalla punta del suo cazzo, inondando la bocca della ragazza. Lei non si ritrasse, al contrario, inghiottì con avidità, pulendo ogni traccia con la lingua, prima di sollevare il capo, il mento sporco, gli occhi lucidi.
"Ancora?" la voce di Luigi era roca, quasi irriconoscibile. Un sorriso sfacciato gli increspò le labbra. "Ora voglio il tuo culo."
La ragazza non esitò. Si voltò, posizionandosi a quattro zampe sul letto, il sedere sodo e tondo che si offriva in bella vista. Le sue natiche si separarono leggermente, rivelando l'invitante buco dell'ano, ancora contratto e stretto. Luigi si sollevò, il suo cazzo ancora turgido e grondante, si posizionò dietro di lei. Prese un respiro profondo, poi, con un movimento deciso, affondò la punta tra le natiche della ragazza. Un gemito di dolore e piacere le sfuggì dalle labbra, subito soffocato da un urlo quando Luigi, senza preamboli, la penetrò.
Il culo della ragazza si tese, i muscoli si contrassero attorno alla sua verga, che scomparve quasi completamente. Luigi iniziò a spingere con una violenza inaudita, il letto che cigolava sotto i loro corpi. La ragazza urlava, ma non era un urlo di dolore puro, era intriso di un piacere selvaggio, quasi animale. Le sue unghie si conficcavano nelle lenzuola, le gambe tremavano. Ogni affondo di Luigi era un colpo secco, uno schiaffo contro le sue natiche, il suono della carne che batteva contro la carne.
Marta sentì il suo corpo reagire in modi che non avrebbe mai immaginato. Un brivido le corse lungo la schiena, un calore intenso le avvolse l'inguine. Le sue labbra si separarono leggermente, un respiro affannoso le sfuggì. Era scioccata, sì, ma non riusciva a negare l'attrazione, la fascinazione per quella scena primitiva e potente. Il suo figlio, il ragazzo che aveva accudito, ora era un uomo, un maschio dominante, che prendeva ciò che voleva con una forza quasi brutale. Rimase lì, immobile, a guardare, finché Luigi non raggiunse il culmine una seconda volta, il suo corpo che si contraeva in spasmi mentre eiaculava profondamente dentro la ragazza, che gemeva e si contorceva sotto di lui.
Solo quando i due si rilassarono, ansimanti e sudati, Marta si ritrasse lentamente, il cuore che le batteva all'impazzata. Si voltò, tornando sui suoi passi, il silenzio del corridoio che le sembrava assordante dopo l'esplosione di rumori e sensazioni. Andò in cucina, si preparò una tazza di tè, le mani che le tremavano leggermente. Non riusciva a smettere di pensare a ciò che aveva visto, a quel cazzo enorme, a quella violenza passionale. L'immagine di Luigi, nudo, potente, e della ragazza, vogliosa e sottomessa, si stampò a fuoco nella sua mente.
I giorni seguenti trascorsero in una strana normalità. Marta si sforzava di agire come se nulla fosse accaduto, ma l'immagine di Luigi continuava a riaffiorare, un fantasma erotico che si insinuava nei suoi pensieri più intimi. Osservava il figlio con occhi diversi, notando dettagli che prima le erano sfuggiti: la curva dei suoi bicipiti sotto la maglietta, il modo in cui i pantaloni aderivano alle sue cosce muscolose, la sicurezza nei suoi movimenti. Una tensione sottile, quasi impercettibile, aleggiava tra loro, un non detto che solo lei percepiva.
Poi, un pomeriggio, la telefonata.
Il suono stridulo del telefono fisso la strappò via dalla sua concentrazione su un documento di lavoro. Rispose, la voce calma e professionale. "Pronto?"
"Signora Rossi? La chiamiamo dall'ospedale San Carlo. Suo figlio, Luigi Rossi, ha avuto un incidente in moto." La voce dall'altra parte era formale, ma la notizia la colpì come un pugno nello stomaco.
"Un incidente? Come sta? È grave?" Il panico le artigliò la gola, la sua voce si trasformò in un sussurro strozzato.
"È stabile, non è in pericolo di vita. Ha riportato la frattura di un braccio, una spalla lussata e traumi multipli alle gambe. Dovrà rimanere ricoverato per qualche giorno, poi avrà bisogno di un lungo periodo di riposo e assistenza a casa."
Marta non sentì più nulla. Si precipitò in ospedale, il cuore che le martellava nel petto, la mente che le vorticava con immagini orribili. Lo trovò in una stanza, pallido, intubato, il braccio ingessato, le gambe avvolte in fasciature. Era un'immagine dolorosa, così diversa dal maschio potente che aveva spiato giorni prima. Gli occhi di Luigi si aprirono lentamente quando lei entrò, un debole sorriso gli increspò le labbra.
"Mamma..." la sua voce era un sussurro rauco.
"Luigi, amore mio... Che spavento." Marta gli prese la mano illesa, stringendola forte. Le lacrime le rigavano il viso, un misto di sollievo e paura.
I giorni successivi furono un susseguirsi di visite, informazioni mediche e la lenta accettazione della realtà. Luigi sarebbe rimasto a letto per mesi. Avrebbe avuto bisogno di assistenza continua per ogni cosa: mangiare, lavarsi, andare in bagno. Per fortuna, entrambi lavoravano nell'azienda di famiglia, il che significava che Luigi poteva permettersi di assentarsi senza problemi.
Dopo una settimana, Luigi fu dimesso. La grande casa di Marta si trasformò in un'infermeria. Assunsero una signora, Elena, una donna sulla quarantina, robusta e competente, per aiutarli con l'assistenza di Luigi. I primi giorni furono un sollievo. Elena era efficiente, discreta, e si prendeva cura di Luigi con professionalità.
Un pomeriggio, Marta tornò a casa da un breve meeting, la borsa in mano. Salì al piano superiore per salutare Luigi e controllare che tutto fosse a posto. Sentì delle voci provenire dalla sua stanza. La porta era leggermente aperta. Senza pensarci due volte, si avvicinò e sbirciò.
Elena era inginocchiata accanto al letto, le maniche della sua divisa bianca arrotolate fino ai gomiti. Luigi, nudo sotto le lenzuola, aveva le gambe leggermente divaricate. Elena stava facendo il bidet. Un panno umido scorreva sulla sua pelle, pulendo delicatamente. Marta vide la mano di Elena muoversi lungo l'interno coscia di Luigi, poi risalire verso il suo inguine. Il suo sguardo si posò sul sesso di Luigi, che, sebbene non completamente eretto, era comunque imponente e inequivocabilmente grande. Elena lo stava lavando con una cura quasi... intima. La sua mano avvolse la base del pene, poi risalì lungo l'asta, pulendo sotto il glande.
Una fitta, acuta e inaspettata, attraversò Marta. Era gelosia. Gelosia per quella donna che toccava il corpo di suo figlio con tale familiarità. Il suo stomaco si annodò. Nessun'altra donna doveva toccarlo così. Il pensiero la colpì con una forza inaudita. Era suo figlio. Solo lei doveva prendersi cura di lui.
Si ritrasse rapidamente dalla porta, il respiro corto. Si schiarì la gola e bussò. Elena si girò, un sorriso professionale sul viso. "Signora Rossi, è già tornata."
"Sì, un imprevisto," rispose Marta, forzando un sorriso. "Elena, potremmo parlare un attimo dopo?"
Quella sera, Marta parlò con Elena. Le spiegò che, dato che anche lei lavorava nell'azienda di famiglia e poteva gestire gran parte del suo lavoro da remoto, aveva deciso di prendersi cura personalmente di Luigi. Elena, sebbene sorpresa, accettò la decisione con professionalità.
"Mi dispiace, Elena," disse Marta, la voce più ferma di quanto si sentisse. "Ma sento che è mio dovere di madre prendermi cura di lui in questo momento difficile."
Elena salutò Luigi il giorno dopo, e Marta si ritrovò sola con il figlio, l'unica responsabile della sua cura. Una strana eccitazione, mescolata a un senso di apprensione, le gonfiava il petto.
Il mattino seguente, la sveglia di Marta suonò presto. Si alzò, si preparò una tazza di caffè, e andò in camera di Luigi.
"Mamma?" la voce assonnata di Luigi la raggiunse. "Devo fare pipì. E... l'altro."
Marta annuì. Luigi, per comodità e a causa dei gessi e delle fasciature che rendevano difficile indossare i vestiti, era completamente nudo sotto le lenzuola. Si avvicinò al letto, il cuore che le batteva un po' più forte. Sollevò delicatamente le lenzuola. Il corpo di Luigi era lì, esposto. Lividi e segni dell'incidente macchiavano la sua pelle, ma la muscolatura potente era ancora evidente. Il suo cazzo, a riposo, era comunque impressionante, una presenza imponente tra le sue cosce. Marta sentì un nodo alla gola. Era un corpo ammaccato, sì, ma ancora meraviglioso.
Mentre Luigi espletava i suoi bisogni, Marta si prese cura di lui con una delicatezza inaspettata. Poi, arrivò il momento di pulirlo.
Con movimenti lenti e precisi, lavò il suo sedere, le sue cosce. Poi, inevitabilmente, la sua mano si posò sul sesso di Luigi. Era flaccido, ma la sua dimensione era innegabile. Marta lo afferrò delicatamente, sentendo il peso e la consistenza della sua carne. Lo lavò con cura, soffermandosi un po' più del necessario, sentendo le sue dita scivolare sulla pelle liscia e la testa del pene. Un leggero rossore le salì alle guance. Sotto il suo tocco, il cazzo di Luigi iniziò a reagire, un impercettibile indurimento che lei percepì distintamente. Si gonfiò leggermente, la punta si colorò di un rosso più acceso. Entrambi fecero finta di niente. Luigi fissava il soffitto, il respiro leggermente più profondo. Marta continuò a lavare, cercando di mantenere un'espressione neutra, ma il calore nel suo ventre si intensificava.
"Finito," disse Marta, la voce un po' roca. Asciugò Luigi con un asciugamano morbido, evitando il contatto visivo per un momento. Lo coprì con le lenzuola, il silenzio che riempiva la stanza più denso di prima.
I giorni si trasformarono in settimane. Marta era instancabile. Lavorava da casa, teneva gli incontri in videochiamata, e tra una riunione e l'altra, si prendeva cura di Luigi. Lo nutriva, lo lavava, lo aiutava con la fisioterapia, gli cambiava le medicazioni. La familiarità con il suo corpo cresceva, e con essa, una tensione sotterranea che diventava sempre più difficile ignorare.
Circa venti giorni dopo l'incidente, Marta entrò nella stanza di Luigi per portargli la colazione. Lo trovò con una mano sotto le lenzuola, il viso contratto in uno sforzo evidente. I suoi occhi erano chiusi, la fronte imperlata di sudore. Stava cercando di masturbarsi, ma con un braccio ingessato e le gambe immobilizzate, era un'impresa impossibile.
Marta si fermò sulla soglia, il vassoio ancora tra le mani. Un sorriso amaro le increspò le labbra. Capì immediatamente. Il suo figlio, un giovane uomo pieno di vita e desiderio, era bloccato in un corpo che non rispondeva ai suoi istinti.
"Luigi," disse, la voce calma ma ferma.
Il figlio sussultò, aprendo gli occhi di scatto. Il suo viso si fece rosso di imbarazzo. "Mamma! Io... stavo solo..."
"Stavi cercando di sfogarti," completò Marta, posando il vassoio sul comodino. "E non ci riesci." Si sedette sul bordo del letto. "Perché non mi hai chiamato? Sono qui per aiutarti in tutto. In *tutto*." Sottolineò l'ultima parola con un'enfasi che non le era sfuggita.
Luigi la guardò, gli occhi pieni di vergogna e desiderio. "Non... non volevo darti fastidio. È imbarazzante."
"Imbarazzante? Dopo tutto quello che abbiamo passato in queste settimane? Dopo che ti ho lavato, ti ho pulito, ti ho visto in ogni modo possibile?" Marta scosse la testa. "Non c'è nulla di imbarazzante, Luigi. È un bisogno naturale. E io sono tua madre. Sono qui per te."
Allungò una mano e infilò la sua mano sotto le lenzuola, afferrando il cazzo di Luigi. Era già caldo e semiduro, pulsante nel suo palmo. Era enorme, proprio come lo ricordava dalla scena spiata. Le sue dita si chiusero intorno all'asta, sentendo la pelle liscia e calda. Era talmente spesso che doveva usare quasi entrambe le mani per avvolgerlo completamente.
Luigi gemette, un suono profondo e liberatorio. I suoi occhi si chiusero di nuovo. "Mamma..."
Marta cominciò a muovere la mano, su e giù, con un ritmo lento e costante. Il cazzo di Luigi si gonfiò rapidamente, diventando duro come una roccia, pesante e pulsante. Le sue dita scivolavano con facilità, la sua pelle si tendeva, le vene si gonfiavano. Sentiva il calore irradiarsi dalla sua carne, il suo odore muschiato che la inebriava.
"È così grosso, Luigi," sussurrò Marta, quasi a se stessa, ma la sua voce era carica di ammirazione. "Devo prenderlo con due mani."
Continuò a muovere la mano, intensificando il ritmo. Il glande, lucido e umido, scivolava tra le sue dita. Luigi ansimava, il suo respiro si fece più rapido e affannoso. La sua schiena si inarcò, le gambe si agitarono leggermente sotto le lenzuola.
"Sì, mamma... così... oh, sì..."
Marta sentiva il suo corpo rispondere a ogni scossa di Luigi. Un calore crescente si diffondeva dal suo basso ventre, le sue labbra si separarono, un gemito inudibile le sfuggì. Era una sensazione strana, potente, toccare quel sesso, sentirlo pulsare e gonfiarsi sotto la sua mano, sapere che lei era la causa di quel piacere.
Pochi minuti dopo, il corpo di Luigi si tese in un arco, un urlo strozzato gli sfuggì dalle labbra. La sua schiena si inarcò in uno spasmo, e un getto denso e caldo di sperma eruppe dal suo cazzo, inondando la mano di Marta. Era copioso, biancastro, e le scivolò tra le dita. Luigi cadde all'indietro sul cuscino, ansimante, il viso rosso e sudato, un sorriso di beata soddisfazione sulle labbra.
Marta ritirò la mano, guardando il suo palmo sporco di sperma. Non provò disgusto, solo una strana soddisfazione. Asciugò la mano con un fazzoletto, poi pulì il cazzo di Luigi. "Ti senti meglio, adesso?"
Luigi annuì, gli occhi ancora chiusi. "Molto meglio, mamma. Grazie."
Il copione si ripeté. Ogni volta che Luigi sentiva il bisogno, chiamava la madre. Non c'era più imbarazzo tra loro. Marta lo aiutava a fare i suoi bisogni, gli portava da mangiare, e quando lui lo chiedeva, lo masturbava. Era diventato un rito, un segreto condiviso che li legava in un modo nuovo e inatteso. Luigi chiamava la mamma quando aveva fame, quando doveva fare cacca e pipì, e anche quando aveva voglia di essere masturbato. E Marta lo accontentava in tutto, con una dedizione che andava oltre il semplice dovere materno. Il contatto con il corpo del figlio, con la sua virilità, risvegliava in lei sensazioni dimenticate, un fuoco sopito che ora ardeva con una fiamma inaspettata.
Circa un paio di mesi dopo l'incidente, Luigi era ancora confinato a letto. La masturbazione non era più sufficiente. Il suo corpo, forte e giovane, bramava un contatto più profondo, una penetrazione reale.
"Mamma," disse un pomeriggio, mentre Marta gli portava un bicchiere d'acqua. "Potresti... potresti chiamare una delle ragazze che frequentavo? Ho bisogno di... di scopare. Non ce la faccio più solo così."
Marta posò il bicchiere sul comodino, il suo sguardo si fece serio. "Chiamare una delle tue ragazze?" la sua voce era bassa. "Luigi, ti ho detto che sono qui per aiutarti in tutto."
Luigi la guardò, confuso. "Sì, ma..."
"Non hai bisogno di nessun'altra donna," lo interruppe Marta, la sua voce ora intrisa di una determinazione ferrea. Si alzò dal letto. "Io sono qui. Sono io che mi prendo cura di te. Sono io che ti ho visto in ogni modo. Sono io che ti ho toccato."
Marta si voltò, i suoi occhi che brillavano di un fuoco inatteso. Senza una parola, cominciò a sfilarsi i vestiti. Prima la blusa di seta, che scivolò via rivelando il suo reggiseno di pizzo nero e la pelle morbida delle sue spalle. Poi la gonna, che cadde a terra in un fruscio. Rimase in intimo, il corpo ancora tonico per i suoi cinquant'anni, le forme morbide e femminili. Gli occhi di Luigi si spalancarono, seguendo ogni suo movimento.
Si sfilò il reggiseno, i suoi seni, pieni e ancora sodi, si liberarono, i capezzoli che si indurivano leggermente nell'aria fresca. Poi abbassò le mutandine, rivelando il triangolo scuro dei suoi peli pubici, la vulva leggermente gonfia e umida. Era completamente nuda, esposta, di fronte a suo figlio.
"Mamma..." la voce di Luigi era un sussurro strozzato, un misto di shock e desiderio. Il suo cazzo, sotto le lenzuola, era già un'erezione poderosa, pulsante.
Marta si avvicinò al letto, il suo sguardo fisso su quello del figlio. Si sollevò sul letto, posizionandosi sopra di lui, le sue ginocchia ai lati delle sue gambe immobilizzate. Il cazzo di Luigi, duro come marmo, si ergeva tra le sue cosce. Marta lo afferrò delicatamente, guidando la punta verso la sua vulva umida.
Un brivido le corse lungo la schiena quando sentì la testa del suo pene premere contro le sue labbra. Era caldo, spesso, e prometteva un piacere travolgente. Con un respiro profondo, Marta si abbassò lentamente, impalando se stessa sul cazzo di suo figlio.
Un gemito le sfuggì dalle labbra quando la punta penetrò, un dolore acuto ma delizioso, mentre la sua carne si apriva per accoglierlo. Luigi gemette a sua volta, il suo corpo che si inarcava sotto di lei. Marta continuò a scendere, lentamente, sentendo il pene di Luigi riempirla completamente, fino all'inguine. Era una sensazione di pienezza assoluta, un'invasione profonda che le riempiva ogni fibra del suo essere.
"Oh, mio Dio... Luigi..." sussurrò, la voce rotta dal piacere.
Luigi afferrò i suoi fianchi con la mano libera, stringendola forte, spingendo leggermente verso l'alto. Marta iniziò a muoversi, un movimento lento e sensuale, su e giù, sentendo il suo cazzo scivolare dentro e fuori da lei. Il suono della carne che si sfrega, un leggero "schlick", riempiva la stanza.
"Mamma... sei così stretta..." Luigi ansimava, il suo viso contorto dal piacere.
Marta intensificò il ritmo, sentendo il suo punto G stimolato a ogni affondo. Le sue labbra si separarono, un gemito più forte le sfuggì. I suoi capelli le ricadevano sul viso, il suo corpo che si muoveva in un ritmo antico e primordiale. Il cazzo di Luigi era duro e potente, pompando dentro di lei con una forza incredibile.
Si baciarono, le labbra che si scontrarono con avidità. La lingua di Marta scivolò nella bocca di Luigi, esplorando, succhiando. Scambiarono saliva, un bacio umido e profondo che sigillava il loro atto. Le sue mani accarezzavano il suo petto, sentendo i muscoli tesi sotto la sua pelle.
"Più forte, mamma... più forte..." Luigi gemeva, le sue spinte si facevano più decise.
Marta obbedì, spingendo il suo bacino con più veemenza, sentendo il suo clitoride sfrega contro l'osso pubico di Luigi, la sensazione che si intensificava fino a diventare quasi insopportabile. Il suo corpo si scuoteva, le sue gambe tremavano. Un orgasmo le si gonfiò nel basso ventre, un'onda calda che la travolse. Urlò, un suono acuto e animalesco, mentre si stringeva attorno al cazzo di Luigi, contraendosi convulsamente.
Pochi istanti dopo, Luigi la seguì, il suo corpo che si tendeva in un arco. Un urlo profondo gli sfuggì dalle labbra mentre eiaculava dentro di lei, un getto caldo e denso che riempiva la sua vagina. Cadde all'indietro, ansimante, il suo corpo ancora tremante.
Rimasero abbracciati per un lungo momento, i loro corpi sudati, il respiro affannoso. Il silenzio nella stanza era rotto solo dal battito dei loro cuori e dal leggero suono della carne ancora unita.
"Mamma..." la voce di Luigi era un sussurro, pieno di meraviglia.
Marta alzò lo sguardo, i suoi occhi lucidi. "Sì, Luigi?"
"Non ho mai provato niente del genere."
Marta sorrise, un sorriso stanco ma soddisfatto. "Nemmeno io, amore mio."
La cosa si ripeté. Ogni giorno, Marta e Luigi si univano. Non solo nella vagina. Un giorno, dopo averla penetrata a fondo nella fica, Luigi le chiese di voltarsi.
"Mamma, voglio il tuo culo."
Marta esitò per un istante, poi annuì. Si voltò, posizionandosi a quattro zampe sul letto, il suo sedere che si offriva a lui. Luigi le accarezzò le natiche, le separò leggermente, e poi, con la punta del suo cazzo bagnato, premette contro il suo ano.
"Sarà un po' doloroso all'inizio," avvertì Marta, il suo cuore che le batteva all'impazzata.
"Lo so," rispose Luigi, la sua voce carica di desiderio. "Ma voglio sentirti urlare."
Marta sentì la punta del suo pene premere, poi entrare, lentamente, dolorosamente. Un gemito le sfuggì dalle labbra, i suoi muscoli anali che si contraevano violentemente attorno alla sua carne. Luigi spinse con delicatezza all'inizio, poi, quando Marta si rilassò leggermente, affondò più a fondo. Il dolore si mescolò a un piacere acuto, quasi perverso.
"Ahhh! Luigi!" urlò Marta, le sue mani che si stringevano alle lenzuola.
Luigi iniziò a spingere, con un ritmo lento e deciso. Ogni affondo era un'invasione profonda, un'apertura e una chiusura che la faceva gemere e urlare. Le sue natiche si schiaffeggiavano a ogni spinta, il suono "schlock, schlock" riempiva la stanza. Le lacrime le rigavano il viso, un misto di dolore e piacere che la portava al limite.
"Sì, mamma! Urla per me!" Luigi gemeva, il suo corpo che si muoveva con una forza inaudita.
Marta urlò, un suono che le veniva dalle viscere, mentre Luigi la penetrava con violenza, riempiendola fino in fondo. Gli orgasmi la travolgevano, uno dopo l'altro, il suo corpo che si contorceva sotto di lui. Il suo ano si dilatava e si stringeva attorno al suo cazzo, che sembrava non finire mai.
Dopo diversi mesi, Luigi si riprese completamente. I gessi furono rimossi, le fasciature tolte. Le sue gambe, sebbene ancora un po' deboli, riacquistarono la loro forza. Era più forte di prima, la sua muscolatura ancora più definita, il suo corpo una macchina perfetta. Tornò a uscire, a frequentare le ragazze, a vivere la sua vita. Ma quando tornava a casa, il suo cazzo non la faceva mai mancare. La prendeva di continuo, nella fica, nel culo, ovunque, con una passione che non si era mai spenta. Marta era la sua madre, la sua amante, il suo segreto più profondo, e lei, in ogni gemito, in ogni urlo, in ogni orgasmo condiviso, sapeva di essere esattamente dove voleva essere.
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